La Mediazione Familiare nell’immaginario dei genitori

26 Febbraio , 2013 by

Dott.ssa Fatima Uccellini, Psicologa, Psicodiagnosta, Mediatore Familiare e Didatta S.I.Me.F.
Dott.ssa Anna Padalino, Assistente Sociale, Mediatore Familiare e Didatta S.I.Me.F.
 
 

Il presente contributo, fondato sull’ esperienza diretta vissuta insieme ai genitori nella stanza di Mediazione Familiare (MF), nasce dall’osservazione che alcuni contenuti esplicitati al momento del colloquio individuale, nella fase preliminare alla MF (Canevelli, Lucardi, 2000), ci rappresentano le aspettative e l’immaginario delle singole persone che accedono al percorso ed evocano, già prima di osservarla direttamente nella relazione diadica, la Modalità di Gestione della Conflittualità specifica della coppia genitoriale.
A tale riguardo, ci sono sembrate alquanto significative alcune frasi con cui i genitori hanno motivato la loro scelta di intraprendere il percorso di MF (Lucardi, 1992-2002).
· “… ci parliamo poco e solo tramite avvocati, per sms o mail…vorrei ristabilire la comunicazione con lei”
· “…. ci ha mandato il giudice…..dice che per noi potrebbe essere utile….”
· “Vengo per un consiglio su come comunicare ai figli la separazione…vorrei che non soffrissero troppo…”
· “…credo sia un posto dove parlare senza insultarci, la sua presenza ci aiuterà in questo senso….”
· “Per me è l’ultima spiaggia … le ho provate tutte…ora vediamo con questo…”
Nell’affrontare il tema delle rappresentazioni genitoriali in merito alla MF, abbiamo focalizzato l’attenzione non solo sulle aspettative dei genitori che chiedono di accedere alla mediazione, ma anche sulle caratteristiche dell’invio e dell’inviante, come variabili fortemente implicate nella creazione delle rappresentazioni interne genitoriali. Inoltre, partendo dall’osservazione che l’immaginario dei genitori e la rappresentazione iniziale della MF subiscono un’evoluzione significativa man mano che il lavoro a tre procede, abbiamo cercato di individuare gli elementi favorenti tale trasformazione, che risulta evidente nelle verbalizzazioni dei genitori alla fine del percorso.
L’analisi della richiesta, spesso confusa e poco specifica, rappresenta un momento fondante per l’esplicitazione ed il confronto che investe molti aspetti relativi alle rappresentazioni genitoriali in merito al significato che viene attribuito al contesto da coloro che intraprendono il percorso di MF.
Le variabili coinvolte nella costruzione dell’immaginario genitoriale sembrano essere rappresentate da tre ordini di fattori:

· Aspettative dei singoli;
· Caratteristiche dell’invio e dell’inviante;
· Aspettative ed pregiudizi del mediatore.
Le aspettative dei singoli, oltre a riguardare l’area della “soluzione immaginata”, investono anche la sfera del rapporto con l’ex-coniuge connessa con le difficoltà, i vissuti emotivi e i bisogni personali e relazionali. Tali dimensioni vengono analizzate nel corso del colloquio individuale insieme a quella, altrettanto importante, relativa al rapporto con il terzo, in merito a quale tipo di funzione ci si aspetta e/o ci si immagina abbia il mediatore: protettiva, decisionale, giudicante, di alleato, di spettatore o, infine, di contenitore della lotta con l’altro.
In relazione all’invio, sembrano concorrere alla costruzione delle aspettative genitoriali, in maniera significativa sia il contenuto, cioè quello che viene riferito dall’inviante al momento dell’invio in MF (spiegazioni, informazioni, commenti, …), che il contesto in cui avviene l’invio stesso (scelta spontanea, tribunale, studio legale, setting terapeutico, ..…).
Si è osservato, inoltre, che anche l’inviante ed il suo ruolo all’interno del processo di separazione, sembrano assumere un peso significativo nella determinazione delle aspettative che caratterizzano i genitori nel loro accesso in MF. Il contesto di mediazione, infatti, può essere considerato come un percorso obbligatorio se l’inviante è il giudice, il consulente tecnico d’ufficio del tribunale (CTU) o il Servizio Sociale, mentre può essere vissuto come un luogo di tutela dei propri diritti, se la MF viene suggerita alle parti da uno o da entrambi gli avvocati. Infine, è più probabile che la MF venga percepita dai genitori come luogo di cura, di contenimento e/o di elaborazione dei vissuti legati alla vicenda separativa, se l’invio viene proposto da un terapeuta di uno dei due genitori.
Infine, il confronto tra le rappresentazioni genitoriali, al momento dell’avvio della mediazione e quelle emerse alla conclusione del percorso, indica come le azioni del mediatore, guidate dalle sue aspettative ma anche dai suoi “pregiudizi” e, non ultimo, dal modello di MF proposto, siano anch’essi elementi orientanti e condizionanti le rappresentazioni dei genitori.
I pregiudizi personali del mediatore, riguardanti i propri atteggiamenti, pensieri, opinioni in merito alla conflittualità o alla vicenda descritta, di fatto, dirigono le azioni del mediatore, esattamente come i pregiudizi di tipo professionale legati al modello di riferimento e alla professione di provenienza.
Infatti, partendo dall’idea di MF come tecnica per il superamento della conflittualità, il mediatore sarà inevitabilmente portato a concentrarsi sulla qualità delle interazioni conflittuali degli ex-coniugi, agendo nel tentativo di smorzarle e renderle maggiormente costruttive e funzionali alla comunicazione e al raggiungimento degli accordi.

Se, viceversa, la MF rappresenta per il mediatore, tendenzialmente, un luogo di elaborazione dell’esperienza di separazione, egli probabilmente focalizzerà i suoi interventi sui vissuti emotivi dei singoli nel tentativo di sciogliere i nodi problematici della relazione, al fine di facilitare l’interazione ed il confronto in vista di un accordo.
Se, infine, così come noi crediamo, il contesto di MF viene considerato dal mediatore come uno spazio per la gestione dell’interdipendenza tra gli ex-coniugi (Canevelli, 2005/2006), nel senso di legame genitoriale che sopravvive anche dopo la separazione, il mediatore considererà importanti sia gli aspetti relazionali e quelli pragmatici fondamentali per il raggiungimento degli accordi, elementi base su cui si fonda tale interdipendenza.
In tal caso, l’obiettivo primario del mediatore sarà quello di favorire il più possibile l’esplicitazione ed il confronto delle diverse posizioni, delle richieste e dei bisogni in merito ai temi portati nella stanza di mediazione da ciascuno dei due genitori nell’idea di far emergere, potenziare ed ampliare le competenze negoziali di ciascuno. L’azione del mediatore, in tal modo, si fonda su alcuni criteri guida imprescindibili quali:
· l’autodeterminazione, intesa come la libertà di ogni individuo di scegliere cosa sia meglio per sé, sulla base della consapevolezza dei propri bisogni e delle proprie istanze.
· la pariteticità, per cui il mediatore non si pone come un “consulente esperto” a cui delegare decisioni, suggerimenti ed orientamenti in merito alla vicenda separativa: ciò che le persone portano all’interno della stanza in merito a tematiche, richieste, bisogni, emozioni personali, sono ritenuti tutti legittimi e tutti ugualmente importanti.
· il riconoscimento della competenza, per cui coloro che sono nella stanza di mediazione sono considerati come “esperti”, ciascuno nel suo campo: i genitori della loro vita affettiva, dei loro figli e della loro separazione; il mediatore dello strumento della MF.
Al fine di individuare quali elementi caratterizzano l’evoluzione dell’immaginario genitoriale, abbiamo analizzato le aspettative “in entrata”, al momento dell’accesso in mediazione, e quelle “in uscita” alla fine del percorso, anche in relazione alle diverse modalità di gestione della conflittualità (Esasperazione, Spostamento, Congelamento).
In particolare, abbiamo individuato le azioni del mediatore in relazione a ciascuna modalità di gestione e allo specifico stile relazionale che esprime: tali azioni, oltre a favorire il raggiungimento degli obiettivi di ciascuna fase, sembrano concorrere fortemente al cambiamento della rappresentazione dell’intervento di mediazione stesso.
Nella modalità di gestione dell’Esasperazione, caratterizzata dall’aspettativa implicita della MF come ulteriore “ring”, sulla base dell’idea di “lotta per la lotta” con l’altro, il terzo funge da spettatore ed, è di fatto, invisibile agli occhi dei due litiganti, concentrati prevalentemente l’uno sull’altro.

Le azioni del mediatore devono essere orientate alla focalizzazione e alla trattazione in modo approfondito, di un tema specifico, laddove la coppia tende a spaziare, nel corso delle interazioni conflittuali, tra eventi passati e presenti e tra varie tematiche in modo confuso e rapido con una rincorsa reciproca alla provocazione e all’escalation. Il mediatore cercherà di “farsi vedere”, di farsi riconoscere all’interno del contesto attraverso domande ed interventi specifici, sintonizzandosi con la modalità di gestione osservata e, di fatto, “esasperandosi”, a tratti, anch’egli.
Il terzo acquista progressivamente sempre maggiore visibilità, le domande del mediatore non cadono più nel vuoto, sovrastate dalle interazioni tra i due genitori. La coppia genitoriale inizia, così, a “vedere” anche il figlio, riconoscendone i bisogni e istanze, inserendolo nelle discussioni che, sebbene rimangano dialetticamente molto accese e vivaci, registrano un aumento degli spazi di reciproco ascolto e di scambio reale, nell’ottica di una ripresa di una comunicazione costruttiva su tematiche reali.
Nello Spostamento, caratterizzato dalla “lotta per la vittoria” e sostenuto dall’idea di attrezzarsi per difendersi e annientare l’altro, il terzo rappresenta un potenziale alleato o un ipotetico nemico. Nella coppia genitoriale si può facilmente evincere l’idea del contesto di mediazione come di nuovo terreno di scontro da conquistare, con il mediatore nelle vesti dell’ennesimo “terzo” da assoldare a sostegno delle ragioni esclusive di uno o dell’altro.
Le azioni del mediatore, in questo caso, saranno volte a far emergere il pensiero di ognuno, ponendo le medesime domande a ciascuno, facendo attenzione a non utilizzare il temine “voi” e non rivolgendo domande ad entrambi contemporaneamente.
Sarà necessario, come per tutte le modalità di gestione, utilizzare le tecniche di sintonizzazione emotiva che, nello spostamento, sarà tradotta in un inevitabile “sbilanciamento empatico alternato” come strategia costruttiva al fine di superare la rigidità della posizione proposta dallo spostamento.
Si potrà osservare nel confronto tra i genitori, un lento ma progressivo ampliamento della gamma delle alternative possibili che rappresenta, di fatto, l’uscita dalla logica diadica distruttiva “o con me o contro di me”, una graduale sensazione di sollievo per il terzo (mediatore e figlio) di non rappresentare più, in modo emotivamente scomodo e disagevole, un alleato esclusivo o nemico assoluto per ciascuno ed, infine, il riconoscimento dell’altro da totale nemico a parziale potenziale risorsa.
Nel Congelamento, caratterizzato dall’evitamento del conflitto, il contesto di MF viene percepito, inizialmente, come un ulteriore luogo di accudimento e contenimento dei vissuti dolorosi ed il terzo vissuto come un esperto protettivo a cui offrire una delega in merito agli accordi di separazione da raggiungere con meno sofferenza e disagio emotivo possibili per sé e per i figli.

Le azioni del mediatore, allora, nell’ottica di una sintonizzazione con la modalità di gestione espressa, sono dirette ad accogliere il timore e la fantasia di “distruttività” connessa all’evento separativo e all’eventuale conflittualità, attraverso l’iniziale uso del “voi”, protettivo rispetto alla prospettiva concreta della separazione, con un’attenzione particolare al rispetto del timing della coppia, in merito al raggiungimento e all’attuazione degli accordi, generalmente, più breve per la tendenza a non procrastinare ulteriormente situazioni dolorose e potenzialmente conflittuali.
Nel corso della mediazione si può osservare, così, il graduale ritiro della delega al terzo ed una progressiva presa in carico personale in merito alla decisionalità sulla base dei bisogni esplicitati, associata ad una parziale apertura a scambi dialettici in relazione a vissuti emotivi riguardanti la separazione, percepiti in forma minore come minacciosi e destabilizzanti l’equilibrio emotivo personale.
Conclusioni
La MF e le azioni del mediatore, pur non prefissandosi come obiettivo primario il cambiamento dell’immaginario dei genitori né delle modalità in cui si esprime la conflittualità, sembrano creare, di fatto, un’evoluzione di entrambi questi elementi ed, in particolare, delle aspettative genitoriali in merito al percorso di mediazione.
Si è evidenziato che un elemento comune a tutti i genitori, qualunque sia la modalità di gestione della conflittualità, è rappresentato dal fatto che l’insieme di atteggiamenti, idee e pensieri che sono alla base del loro immaginario in merito alla MF, man mano che procede il percorso di mediazione, diventa sempre più personale e personalizzato. Come emerge dalle verbalizzazioni dei genitori a fine percorso (Lucardi, 1992 – 2002), esso rappresenta l’espressione di un vissuto reale e concreto che permette alle persone di accedere all’idea del rapporto con l’altro come genitore separato, referente principale e privilegiato in merito alla genitorialità, piuttosto che rappresentare
la manifestazione di modalità conflittuali specifiche o delle caratteristiche dell’invio, dell’inviante o, ancora, delle aspettative del mediatore stesso.
• “…stare sullo stesso piano, non c’è uno più importante, il pareggio: che vittoria!” (pariteticità)
• “…avere una mappa, una bussola, ridurre la precarietà, smettere di cercarci il sogno e mettere un po’ di ordine nei propri cassetti” (organizzazione)

• “Ritrovare stima di sé e capacità di fare, riscoprirsi bravi, avere tutto dentro di sé e riuscire finalmente a trovarlo” (attivazione risorse)
• “…non sentirsi costretti, continuare perché si è liberi di interrompere, il contrario del Tribunale….” (volontarietà e autodeterminazione)
• “non terapia, né giudizio, proprio un’altra cosa, si lavora su di sé, ma non su cose troppo personali, non ti senti sotto esame, non devi dimostrare, devi fare…” (specificità)

 

 

Bibliografia
– Canevelli F., Lucardi M., La mediazione familiare. Dalla rottura del legame al riconoscimento dell’altro, Torino, Bollati Boringhieri, 2000.
– Canevelli F., “Due aspetti critici della mediazione”, Rivista di Mediazione Familiare Sistemica, n. 3/4, 2005/2006.
– Lucardi M., Stralci di interviste colloquio di follow-up, 1992 – 2002.

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